Minutes

Un Racconto Di Dedar, Illustrato Da Icinori

#dedarminutes

“Minutes” è un racconto di Dedar, illustrato da Icinori, che mette in scena le diverse attività quotidiane, sociali e individuali, di cui oggi siamo privati a causa della diffusione del virus e delle conseguenti misure di distanziamento sociale. Dedar prende parte al racconto di questo periodo storico rivolgendo il proprio sguardo alla bellezza riscoperta in tutti quei momenti che fanno irrompere colore e significato nelle giornate di ciascuno.

Il duo di artisti multidisciplinari disegna per Dedar una serie di frammenti: illustrazioni di scene di vita quotidiana, scelte tra le infinite occasioni di incontro e i momenti trascorsi insieme: un pic-nic, un viaggio in auto, una passeggiata in montagna o un concerto rock.

Le illustrazioni sono un invito a riappropriarsi, tramite creatività e immaginazione, di quei momenti – infinitamente preziosi anche nelle loro imperfezioni – e a riconoscerne oggi il valore, per assaporarli domani come meritano.

Vi invitiamo a seguire ogni sabato e domenica il racconto di Dedar, illustrato da Icinori, iniziato lo scorso 4 aprile sul nostro account Instagram @dedarmilano, con l’hashtag #dedarminutes.

Di seguito il racconto di tutte le illustrazioni:


1. FRUTTI PROIBITI

La felicità perfetta? È sempre un piolo più su. Ma avventurandosi insieme in giardino, c’è di che riempire una vita intera. Sorrisi, intese, uno scambio di battute azzeccate. Mix dolcissimo e ricco di vitamine.

2. STENOGRAFIA DELL’EMOZIONE
La musica è la forma di energia più incontrollabile, ma senza fallout radioattivo. Alimenta la creatività, esalta gli animi, per qualcuno è anche un modo di pagare le bollette. Forse è “l’unica verità” (Kerouac); ma quando balliamo vicini vicini ai nostri amici o a seducenti sconosciuti, quella fusione che sentiamo è l’inganno più bello.

3. LA FINESTRA SUL MOVIMENTO
Marciapiedi affollati, auto elettriche, piste ciclabili. Il traffico c’è anche chi lo ama. Camion, claxon, ingorghi sono un gusto più di nicchia: cose che si rimpiangono forse un po’ solo quando ne si è privati. Ma da una finestra là in alto, qualcuno osserva con sguardo rapito.

4. UN PICNIC NON È UN PICNIC SENZA FORMICHE O SENZA AMICI
Sandwich? Spremuta? Fetta di torta? Fin da quando l’uomo primitivo scoprì il picnic, l’ingrediente magico da mettere nel cestino sono i tuoi migliori amici. O i peggiori: purché chiacchiere, risate e flirt scorrano generosamente. Da grandi picnic sono sempre nate grandi idee — talvolta anche grandi amori.

5. CREATIVITÀ È UNA PAROLA PLURALE
Ah, le riunioni — eventi in cui “si tengono le minute e si perdono le ore”. Sono un bersaglio facile: eppure, oggi lo sappiamo meglio, un po’ ci sono sempre piaciute. Un mix eclettico di perdita di tempo, teatro, intrigo e lavoro reale. Ma per creare (idee… bellezza… risultati…), la conversazione — e anche lo scontro — sono tutto. Dieci teste sono meglio di una: perfino quando alcune delle teste sono di legno!

6. SULLA STRADA, DI NUOVO
Esplorare. Evadere. Da quando l’umanità ha fatto il primo salto da un continente all’altro, l’istinto di muoversi non ci ha più lasciato. Gite fuori porta, escursioni in montagna, city break. A cercare noi stessi — o quella trattoria così carina scoperta l’anno scorso.

7. FONTE DELLA GIOVINEZZA
Dove vanno tutti i jogger, così di corsa? Là fuori c’è un collage instancabile di anime in movimento, a diverse velocità e con vario numero di zampe. Assaporano il fresco di una fontana, l’arietta, l’incontro. Eccolo qui, il “great outdoors”: anche solo una piazza o un parco cittadino, con l’energia di un piacere consumato collettivamente.

8. QUESTIONE DI TATTO
Toccarci l’un l’altro è il nostro primo linguaggio, e quello che parliamo meglio per tutta la vita. Dalla stanza avvolgente che abitiamo prima di venire alla luce, all’infanzia, alla maturità (e oltre). Le strette di mano fanno andare avanti il mondo: quelle — più forti del solito — tra due presidenti, o quelle che suggellano accordi più quotidiani. Abbracci, baci e coccole sono l’abc della nostra conversazione. E anche in amore, il contatto fisico ha la sua importanza.
Certo, come le parole, anche il tatto consente incomprensioni, menzogne, difetti di pronuncia. È il bello del linguaggio! E poi d’inverno, minimo minimo, un abbraccio in più significa un maglione in meno da mettere.

9. TUTTO SCORRE
Là dove l’acqua del mare si insinua nel contorno ordinato della costa, potremmo passare ore a guardarne il lento scorrere. Ripensando a come a volte serenità e sorpresa si alleano per insinuarsi in una routine frenetica; una passione inattesa sa insidiare una vita ordinata; un’improvvisa parola sbagliata si infila in un discorso preparato con cura, e lo rende migliore.

10. TITOLI DI CODA
Al cinema, il titolo del film è l’ultima delle preoccupazioni. Conta lo schermo grande. L’immersione, le persone, le poltrone. E alla fine, i titoli di coda; le luci in sala; uno sguardo che vale una recensione — scambiato tra compagni di visione, o tra sconosciuti resi complici per un istante. È un rito anche la guerra muta tra chi vuole leggere fino all’ultima riga dei credits e l’ingombrante signore nella fila davanti a lui — che si alza, e si paralizza lì a meditare sui destini del mondo. La coda la affrontiamo volentieri per tutto questo. Senza contare che, tra incontri fortuiti e numeri di telefono scambiati, a volte da coda nasce cosa.

11. CAMERA CON VISTA
Liberata del peso e dalla fisicità dei rullini, reinventata come telefono, computer e amico del cuore, la vecchia fotocamera oggi è la nostra estensione: siamo tutti Capa o Mapplethorpe! Chi era fotografo “vero” un tempo (o lo è tuttora) ci guarda tra lo sconsolato e il sornione.
Ma imperturbabili, orgogliosi del nostro nuovo talento, inscatoliamo una dopo l’altra figurine miniaturizzate nella nostra sacra collezione di icone. O forse siamo noi, come gli ometti lillipuziani di Gulliver, a confrontarci con un idolo molto più grande di quel che crediamo?

12. IL RIFLESSO
Da Diogene a Banksy, ci ripetono da sempre: attaccarsi ai beni materiali non va bene! Ma la nostra vita e gli spazi che abitiamo sono resi più ricchi anche dalle cose. Cose belle, emozionanti e suggestive, fino a diventare per noi davvero uniche. Perché si sa che scegliamo, per la loro forma, gli oggetti che ci disponiamo ad amare — ma che, una volta diventati nostri, sono loro a dar forma a noi.
Sulla superficie della grande scatola dei desideri, ci specchiamo come Narciso: sempre sul punto di cadere dentro. Le cose che bramiamo sono il riflesso più nitido della nostra anima.

13. FARE È PENSARE
L’atelier sta all’ufficio o alla fabbrica come una poesia sta a un foglio Excel. È il luogo in cui le mani si fanno organo del pensiero. Che vi si realizzino i tessuti d’arredamento più belli del mondo, o qualunque altro prodotto dell’ingegno artigianale, è il luogo in cui creatività e saper fare diventano una cosa sola. Si dipinge, si cuce, si accosta, si crea un moodboard fondendo intuizione e gesto fisico. Anche in questo, il lavoro dell’atelier ha qualcosa a che fare con l’amore.

14. ADESSO PEDALA!
Certo, l’inventore della prima ruota ha fatto un dono enorme all’umanità; ma il vero genio è chi ha inventato la seconda. Da allora, affrontando le discese ardite e le risalite ci godiamo la libertà e insieme la compagnia, in equilibrio perfetto. È un piacere semplice, intenso e sempre accessibile: andare in bici è come andare in bici, una volta che hai imparato a farlo non lo disimpari più.
Con la bicicletta, magari accompagnata da un gelato, celebriamo la gioia di vivere. È il nostro modo di guardare sempre avanti nella vita — anche quando pedaliamo voltati all’indietro.

15. ACQUA, ACQUA OVUNQUE. E UN BAR BEN FORNITO
Luogo di fitness e di unfitness (i cocktail a bordo vasca!). Tempio di relax, moda, seduzione. La piscina ha un suo fascino grafico: le linee sul fondo, il moto imprevedibile degli schizzi d’acqua. I tuffi, geometria e sregolatezza. E per chi ama la piscina, sì, ma senza l’odore di cloro e senza bagnarsi (non sia mai), c’è la via dell’astrazione: le sue mille incarnazioni asciutte e artistiche, da 𝘈 𝘉𝘪𝘨𝘨𝘦𝘳 𝘚𝘱𝘭𝘢𝘴𝘩 di David Hockney ai film con Alain Delon e Jane Birkin, passando per gli innumerevoli libroni patinati pieni di 𝘪𝘯𝘧𝘪𝘯𝘪𝘵𝘺 𝘱𝘰𝘰𝘭𝘴 in località esotiche. Non serve portare l’asciugamano: solo la giusta sensibilità.

16. ETICA DEL MUSEO
Un museo è un luogo magico, in cui perfino gli schermi touchscreen trovano un nuovo senso. Fonte di ispirazione e benessere, purché ci si disponga a farsene investire con un po’ di serendipità. No liste da spuntare, sì angoli da scoprire. Ofelie galleggianti, modellini di apatosauro, installazioni strapagate con o senza squalo. Un vagabondaggio alla deriva, senza senso del dovere e con molto senso di stupore. E il naufragar ci sia dolce in questo mare.

17. TABULA RASA
Il ristorante è una casa ampia, che accoglie tutte le manifestazioni e tutte le eresie: stellato o da incubo, taverna gaudente o covo di molecolaristi spietati. Rito collettivo, il suo genio è fatto in parti uguali di degustazione e di conversazione. Il lavoro artigianale che rende unico un ristorante è un mix speciale di creatività combinatoria, processo, ispirazione, scelta di ingredienti. Come per filati pregiati che si intrecciano in un tessuto sontuoso, il valore delle materie prime in cucina viene dalla qualità che esse recano in sé e dall’intuizione di chi le prepara, accosta, intesse, in modo capace ma soprattutto imprevedibile. Piuttosto che seguire alla lettera un ricettario, meglio mangiarselo.

18. PENSIERI ALTI
A una certa altitudine, tutte le regole del design saltano. Le uniformi del personale di volo, 50% sfilata di moda e 50% parata militare, regalano ancora qualche brivido di stile. Ma i pattern grafici del sedile d’aereo tipico sarebbero banditi da ogni altro luogo al mondo — esclusa solo l’Underground di Londra. Insomma, l’Età dell’Oro del volo è finita. Ma ancora nel XXI secolo l’aereo sa come attrarci (e tanto più lo fa ora che ci è precluso). Per chi vola per turismo l’imbarco segna l’avvio del viaggio, come un antipasto emotivo del luogo di destinazione. E poi c’è sempre quel tocco di mistero: come può fare un aggeggio così pesante a sollevarsi per aria?

19. LA TRAMA DEI SOGNI
Non è mai una bellezza astratta, perfetta, impalpabile. È fatta di materia, di incontro di fibre: ciascuna con le sue qualità, i suoi punti di forza, ma anche le sue vulnerabilità. Morbidezza, resistenza, lucentezza. Più preziose ancora, sfilacciatura, eccezione, opacità. Il lavoro competente di un artigiano tessitore consiste nel fare incontrare l’armonia con l’irregolarità, perfino con l’errore. L’arte del tessere, ben prima del telaio, è tra le prime mai praticate dall’umanità. Certo, dove un tempo c’era solo la sapienza delle mani si è aggiunta dopo millenni la forza del vapore, e oggi si affianca la precisione di macchine a controllo digitale. Ma da sempre il gioco è scegliere fili, contarli, intrecciarli. Trama e ordito; pensiero e materia; utilità e incanto. Ordine e disordine: ciascuno dei due a dare significato all’altro.